“I temp(l)i cambiano”: quando l’arte indica la via del futuro sostenibile
In esposizione a Milano fino al 2028, l’opera del Maestro Michelangelo Pistoletto è una visione sull’era del riciclo, in cui la società è chiamata a ridurre il proprio impatto sul Pianeta
Nel cuore di Milano, nel suggestivo Salone degli Affreschi dei Chiostri di San Barnaba, lo scorso 21 maggio si è tenuto “L’arte per un futuro sostenibile”, un evento che ha unito bellezza, riflessione e impegno. L’occasione è stato il ritorno nella città meneghina dell’opera “I temp(l)i cambiano”, che sarà ospitata per i prossimi tre anni presso i Chiostri di San Barnaba. L’incontro, moderato dalla giornalista di Sky TG24, Sabrina Rappoli, è stato aperto dai saluti di benvenuto di Alberto Jannuzzelli, Presidente Società Umanitaria, ed è proseguito con un dialogo fra Alberto Fiz, Critico d’arte e curatore di mostre, e Michelangelo Pistoletto. La seconda parte dell’evento ha ospitato una tavola rotonda sulla raccolta dei RAEE in Italia e a Milano con gli interventi di Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE; Marcello Milani, Amministratore Delegato di Amsa; Sergio Gaddi, Consigliere Regionale, Vicepresidente VII Commissione Cultura e critico d’arte; e Simona Guidolin, Presidente di Erion WEEE.
Ma i veri protagonisti della giornata sono stati l’arte del Maestro Michelangelo Pistoletto, la visione di Erion WEEE e l’urgenza – condivisa – di immaginare un futuro più equo e sostenibile. In tre parole: “I temp(l)i cambiano”, un’opera, un simbolo, potente, carico di significato, che non si limita a denunciare, ma indica una via possibile: trasformare gli scarti in occasione, il rifiuto in risorsa, il presente in responsabilità. Il Tempio diventa così la metafora di una nuova era, quella del riciclo, in cui la società è chiamata a ridurre i suoi impatti sulle risorse del pianeta.
Un’opera che nasce come un appuntamento con la storia
Creata nel 2009 su invito di Erion WEEE, “I temp(l)i cambiano” ha catalizzato l’attenzione sulla raccolta e il riciclo dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE). Ed è proprio con i RAEE che il Maestro ha dato vita all’opera, immaginando colonne doriche formate da cestelli di lavatrici e il timpano da serpentine di frigoriferi. A spiegare la genesi del tempio è stato il suo stesso autore che ha ricordato: “Quando mi hanno proposto di realizzare un’opera con i RAEE ho preso un pezzo di carta e ho cominciato a disegnare un bozzetto. Sono partito dall’idea del mio Tempio a Dondolo, un lavoro del 1982 che raffigurava la ricerca continua dell’equilibrio. Non c’è niente di fisso, di acquisito, tutto è ricerca di una nuova ragione, di una nuova armonia. ‘I temp(l)i cambiano’ ha portato questa ricerca nell’era del riciclo. Quel disegno è nato da un appuntamento con la storia che, poi, non è altro che il momento preciso in cui un’idea nasce”.
Il riciclo come atto filosofico
“L’arte – ha ricordato Pistoletto – non è mai fissa. È movimento, rigenerazione continua. Come il tempio che dondola, è sempre in cerca di un nuovo centro”. La materia è, infatti, solo l’inizio. Quello che conta è il messaggio costruttivo che, Pistoletto affida alla metafora del tempio, che da dogma si fa dinamismo, oscillando come la società, come il mondo. Parallelamente il riciclo non è solo più una pratica, ma una filosofia, un mito contemporaneo, un atto di rigenerazione. Non ci può essere progresso senza il riciclo e il riutilizzo dei materiali, che è parte integrante della nostra civiltà.
“I temp(l)i cambiano” in esposizione ai Chiostri di San Barnaba a Milano
Un’opera in continuità con il concetto del Terzo Paradiso
Nell’arte povera di Pistoletto, “I temp(l)i cambiano” rappresenta un’opera di continuità. Un’evoluzione coerente della riflessione artistica del Maestro, che dagli anni Sessanta interroga il tempo, lo spazio, il consumo. Dalla celebre “Venere degli stracci” del 1967 alla “Mela Reintegrata” del 2014, ogni gesto artistico di Pistoletto è anche un atto politico e sociale. È un invito all’equilibrio tra progresso e natura, tra tecnologia e spiritualità. È il suo Terzo Paradiso, la terza fase dell’umanità, che si realizza nella fusione equilibrata tra l’artificio e la natura. “Nella Venere degli Stracci – ha ricordato Pistoletto – i due elementi principali, artificio e natura, sono in continua ricerca di equilibrio. Gli stracci, cioè gli oggetti, la materia, sono gli elementi della nostra vita quotidiana che, quando si consumano, richiedono di essere sostituiti. Proprio l’atto del sostituire rappresenta questo mondo di consumismo continuo. La Venere è la parte spirituale, una madre di tutti, un tempio che viene rigenerato dagli stracci, fino a diventare un elemento mobile nel tempo, un equilibrio sempre pronto a modificarsi.”
La rigenerazione: dalla “Venere degli Stracci” alla “Mela rigenerata”
È il concetto che conta, ha ribadito Pistoletto ricordando proprio l’incendio che il 12 luglio 2023 ha portato alla distruzione della grande “Venere degli Stracci” in piazza Municipio a Napoli. “È stato un rogo che paradossalmente può essere definito emblematico, perché ha portato successivamente alla ricostruzione di quella Venere dallo scheletro di quella precedente. Ritorna, così, il concetto di rigenerazione. Quel lavoro non era protetto, la Venere si trovava nuda in mezzo alla piazza come un essere umano qualsiasi, come se dicesse ‘io ci sono’. La persona che ha appiccato il rogo ha, poi, iniziato un percorso di recupero che lo ha portato a diventare una guida per i più deboli; la Venere stessa è stata ricreata dalle sue ceneri e continua ad esistere perché rappresenta un’idea che si divulga nella società”.
Il concetto del Terzo Paradiso ritorna nella “Mela Reintegrata”, creata in occasione dell’Expo 2015 e attualmente esposta alla Stazione Centrale di Milano. L’opera descrive la capacità dell’uomo di incidere sulla natura, la mela, mettendo in moto un mondo artificiale, il morso. Il Terzo Paradiso è la riconciliazione di questo strappo, simboleggiato nel pezzo di mela riattaccato. Lo ha ricordato Pistoletto: “La mela viene totalmente antropizzata dall’essere umano e diventa un computer. C’è solo artificio. Allora rigenerare la natura vuol dire riprendere quella parte artificiale, riattaccarla alla mela e ricucire l’artificio per ritrovare l’equilibrio”.
“I temp(l)i cambiano” è molto più di un’opera d’arte
Questi elementi della trinamica pistolettiana si ritrovano anche ne “I temp(l)i cambiano”, opera in cui il tempio, simbolo della natura, è in continua ricerca di un equilibrio con l’artificio, la materia, i RAEE. È il Terzo Paradiso in cui la commistione tra il consumo e il riciclo dà vita al progresso. Il dinamismo di quest’opera è anche spaziale: la sua storia è infatti legata a un tour che dal 2009 ne ha permesso l’esposizione in meravigliosi luoghi dell’arte italiani e internazionali: dal Tempio di Adriano e il MAXXI di Roma alla Triennale e Villa Necchi Campiglio a Milano; dal Parco Archeologico di Scolacium a Catanzaro, fino al Blenheim Palace di Woodstock in Oxfordshire, in Inghilterra.
Durante la presentazione dell’opera ai Chiostri di San Barnaba, Giorgio Arienti, ha ricordato: “L’opera del Maestro Pistoletto ha messo l’accento sulla possibilità di contribuire, con il nostro lavoro, a creare una società diversa, una società sostenibile, una società che non spreca”.
“I temp(l)i cambiano” è, dunque, molto più di un’opera d’arte. È un invito. A guardare il nostro presente con occhi nuovi. A trasformare il rifiuto in risorsa. A credere che il cambiamento non è solo possibile: è già in atto. Basta saperlo vedere.
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ASSEMBLEA ORDINARIA DI ERION WEEE
È stata indetta un’Assemblea Ordinaria dei Consorziati di Erion WEEE in prima convocazione per lunedì 27 aprile 2026 alle ore 7.00 e in seconda convocazione per martedì 28 aprile 2026 alle ore 15.00, presso l’Hotel Glam, piazza Duca D’Aosta 4/6 a Milano.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 aprile 2026 – Gazzetta Ufficiale